category: apocalittica e messianismo apoca, qumran sirael, apocalyptic messianic
comments: commenti (popup) | commenti
E’ quindi corretto affermare che più che mai la letteratura apocalittica è il prodotto di questo periodo storico, e non nel senso che ne sono una testimonianza ma bensì intesi come risposta di fede che la nazione riuscì a trovare. Per la loro comprensione è inevitabile studiarli all’interno delle circostanze religiose, politiche, economiche del tempo; né è possibile uno studio del periodo senza prendere in considerazione tale letteratura nella quale gli avvenimenti storici sono spesso celati sotto simboli ed immagini, al punto che spesso è difficile se non impossibile comprendere le allusioni. La letteratura apocalittica è quindi una rivelazione alla luce della fede e delle emozioni soggiacenti agli eventi storici, rendendoli quindi più comprensibili di quanto non sarebbero altrimenti. E’ quindi una letteratura degli oppressi, senza speranza alcuna per il popolo in ambito politico o sul piano della storia umana, ma bensì sul piano spirituale, un combattimento di “potenze spirituali delle altezze”. I Giudei quindi attendevano l’aiuto di Dio, che avrebbe punito le ingiustizie compiute contro Israele; questa credenza è espressa in maniera fantasiosa ed esagerata, ma è presente in tutti i libri da cui trapela la convinzione che le promesse fatte da Dio si compiranno in maniera imminente.
La letteratura apocalittica è quindi per metà una letteratura di disperazione e per metà una letteratura di speranza, in quanto Dio farà valere i diritti del suo popolo una volta per tutte e porterà a compimento la sua volontà ed il suo disegno eterno.
È doveroso fare una precisazione. Il termine apocalisse è traducibile in latino come “rivelazione” ed in greco indica il “togliere il velo” o lo “scoprire”, in riferimento a qualche verità nascosta, soprattutto se riguardo a Dio o al suo piano per il mondo. Come già visto questo tipo di letteratura è piuttosto varia anche se accomunata da certe caratteristiche comuni e ben definite che la distinguono da altre produzioni letterarie dello stesso periodo.
La letteratura apocalittica pretende quindi di possedere una conoscenza segreta del futuro, in particolar modo del tempo e del modo della fine, e di poterla svelare per ispirazione divina e con strumenti superumani.
L’analisi letteraria purtroppo risulta complicata anche in seguito all’uso che di tali scritti fece la chiesa cristiana primitiva, che tese a fare propri tali scritti al punto che spesso è pressoché impossibile accertare l’origine di certi brani, certi versetti o addirittura di libri interi.
Non esiste quindi un elenco di testi apocalittici sul quale esista una accordo generale, ma quelli che tendenzialmente sono considerati tali sono i seguenti:
1) Libro di Daniele (165 a.C.).
2) 1 Enoc 1-36,37-71,72-82,83-90,91.108 (dal 164 a.C. in poi).
3) Libro dei Giubilei (150 a.C.).
4) Oracoli Sibillini, libro III (dal 150 a.C. in poi).
5) Testamenti dei XII patriarchi (seconda metà del II sec. a.C.).
6) Salmi di Salomone (48 a.C.).
7) Assunzione di Mosè (6-30).
8) Martirio di Isaia.
9) Vita di Adamo ed Eva o Apocalisse di Mosè (poco dopo il 70 d.C.).
10) Apocalisse di Abramo 9-32 (70-100 d.C.).
11) Testamento di Abramo (I sec. d.C.).
12) 2 Enoc, o libro dei segreti di Enoc (I sec. d.C.).
13) Oracoli Sibillini, libro IV (80 d.C.).
14) 4 Esdra 3-14 (90 d.C.).
15) 2 Baruc, o apocalisse di Baruc (dopo il 90 d.C.).
16) 3 Baruc (II sec. d.C.).
17) Oracoli Sibillini, libro V (II sec. d.C.).
Tale elenco è stato incrementato a seguito dei ritrovamenti dei rotoli del Mar Morto che hanno apportato una nuova luce su tutta l’epoca dell’apocalittica giudaica. Alcune di queste opere ritrovate sono state scritte dagli appartenenti alla setta di Qumran mentre altre sono state portate nella grotta e non vi è nessuna indicazione sull’autore e sulla loro origine.
E’ lecito supporre che i membri di tale setta subissero un fascino speciale dagli scritti di tipo apocalittico, ne è una prova l’enorme quantità di materiale apocalittico (sia pure frammentato) di testi ritrovati nella loro biblioteca. Vi sono inoltre somiglianze concettuali fra gli scritti prodotti dai membri della setta ed i testi sopra citati. A dimostrazione di ciò sono stati ritrovati nella biblioteca di Qumran frammenti di non meno di 7 manoscritti relativi al libro di Daniele, molti dei quali databili ad un periodo non molto posteriore ai cinquant’anni dalla data di composizione. Oltre al libro di Daniele tra i documenti di Qumran compare il libro dei Giubilei, che è citato spesso fra i testi che rappresentano sicuramente le idee della setta, di esso ne sono stati ritrovati frammenti di almeno dieci manoscritti. Inoltre, frammenti del libro di Enoc scritto in aramaico, frammenti del testamento di Levi aramaico e del testamento di Neftali ebraico.
Oltre a ai testi sopraccitati la biblioteca di Qumran ci ha fornito una grande quantità di materiale essenziale per comprendere l’importanza dell’apocalittica: commenti, salmi, liturgie, regole, accomunati per credenze e pensiero agli altri libri apocalittici, soprattutto per quel che riguarda l’angeologia, la demonologia, l’escatologia, e le credenze messianiche che analizzeremo in seguito. L’elenco delle opere “vicine” ai testi apocalittici è composto da:
1) Commenti a Isaia, Osea,Michea, Nahum, Abacuc, Sofonia e al salmo 37.
2) Documento di Damasco.
3) Regola della comunità (detta anche manuale di disciplina).
4) Regola dell’assemblea.
5) Un rotolo delle benedizioni.
6) Rotolo delle testimonianze (o Antologia messianica).
7) Inni o Salmi di ringraziamento.
8) Regola della guerra (o guerra dei figli della luce contro i figli delle tenebre).
9) Libro dei misteri.
10) Un Midrash sugli ultimi giorni.
11) Una descrizione della Nuova Gerusalemme.
12) Una liturgia angelica.
13) Preghiera di Nabonedo e un’apocalisse dello pseudo-Daniele.
14) Apocrifo della Genesi.
Nonostante diverse similitudini, e nonostante una certa dipendenza dei testi di Qumran da quelli apocalittici noti, non abbiamo prova del processo inverso, né gli elementi più caratteristici della terminologia degli scritti di Qumran compaiono in altri libri.
Abbiamo citato prima il messianismo, ovvero una categoria del pensiero ebraico costruita su due elementi fondamentali : la certezza in un futuro non precisabile dell’avvento di un mondo felice e il convincimento che tale futuro sarà realizzato non solo dall’uomo, ma anche grazie alla presenza di un mediatore dotato da Dio di particolari carismi.
Nell’Antico Testamento la parola ebraica Masiah è un aggettivo che significa “unto” (spesso tradotto come “consacrato”) e rappresenta una persona scelta da Dio per il compimento di un compito specifico. Normalmente tale vocabolo era collegato ai re di Israele, che venivano unti con l’olio al momento della salita al trono.
Era questo un atto sacrale che sanciva l’elezione del re come “uomo santo”, compiuta dal sacerdote in quanto l’esercizio del potere regale comportava funzioni sacerdotali e sacrali. In questo senso Saul viene detto “unto di Jahvè”.
6 Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. 7 Poi disse ai suoi uomini: "Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio re, al consacrato di Dio, dallo stendere la mano su di lui, perchè è il consacrato del Signore". 8 Davide dissuase con parole severe i suoi uomini e non permise che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via.(1 Sam 24,6-8).
Così come Davide.
Oracolo di Davide, figlio di Iesse,
oracolo dell`uomo che l`Altissimo ha innalzato,
del consacrato del Dio di Giacobbe,
del soave cantore d`Israele.(2 Sam 23,1).
Anche Sedecia oltre a tutti i re della dinasti di Davide viene chiamato “unto”; inconsueto invece è il caso del titolo attribuito al re Persiano Ciro chiamato da Dio a restaurare il popolo di Dio nella sua terra.
1 Dice il Signore del suo eletto, di Ciro:
"Io l`ho preso per la destra,
per abbattere davanti a lui le nazioni,
per sciogliere le cinture ai fianchi dei re,
per aprire davanti a lui i battenti delle porte
e nessun portone rimarrà chiuso.(Is 45,1)
Dopo la fine della monarchia nel periodo post-esilico le funzioni sacali vennero assunte dal Sacerdote che nel corso del tempo assunse lo status ed il nome del re.
12 Versò l`olio della unzione sul capo d`Aronne e unse Aronne, per consacrarlo. (Lv 8,12)
14 Questi, soggiunse, sono i due consacrati che assistono il dominatore di tutta la terra".(Zc 4,14)
L’unzione poteva esser fatta anche verso un profeta così in 1Re 19,16 Elia riceva l’ordine di ungere tre uomini:
16 Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safat, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto.
Potremmo pensare che l’unzione dei profeti fosse un’usanza anche se in questo non v’è certezza, anche se le parole in Is 61,1 possono esser intese in questo senso
1 Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l`unzione;
Un’altra citazione all’unzione dei profeti la si ha in 1 Cr 16,22:
22 "Non toccate i miei consacrati,
non maltrattate i miei profeti
Abbiamo appena visto quindi come “l’unto” nell’Antico Testamento sia un personaggio reale, spesso accomunato alla figura del re di Israele la cui funzione era di “rappresentante di Jahvè sulla terra”.
Il passo biblico sul quale si fonda il concetto di messianismo ebraico è la profezia di Natan, riportata in 2 Sam 7:
la tua casa e il tuo regno staranno saldi per sempre davanti a me: il tuo trono sarà stabile per sempre.
E’ però lecita l’interpretazione che vede in questo passo biblico un valore politico, in quanto la profezia fonda una dinastia. Ha inoltre un carattere prettamente religioso il testo di Isaia 11 databile intorno al 700 a.C. Qui Isaia afferma che verrà un “tempo buono” legato alla figura di un discendente di Davide dotato di particolari carismi. Sono quindi presenti i due elementi fondamentali do ogni messianismo: il mondo buono del futuro e la presenza di uno strumento umano, nel caso citato un discendente di Davide.
In questo caso si Parla quindi di messianismo davidico regale. Il re del futuro giudicherà con giustizia i miseri e stabilirà un regno di giustizia.
Tale idea è comunque distante dal mondo lontano dell’apocalittica che avrà come caratteristiche principali la perfezione e l’assenza assoluta del male.
Verso la fine del VII sec. a.C. troviamo affermazioni messianiche in Geremia
5 "Ecco, verranno giorni - dice il Signore -nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto,che regnerà da vero re e sarà saggi ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra.(Ger 23,5).
Anche in questo passo troviamo i due elementi fondamentali della categoria messianica: il futuro radioso ed il personaggio che lo instaurerà sulla terra.
A partire dal VI sec. a.C. cominciano le interpretazioni, le riletture delle profezie messianiche: il messianismo resta regale ma non è più davidico. Ezechiele immagina un Israele governato da due capi, il Principe ed il Sacerdote. Il David storico diventa quindi una figura del re ideale che verrà un giorno a salvare Israele: sarà questo il vero David.
23 Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; 24 io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato.(Ez 34,23-24).
Il vero Davide quindi deve ancora venire e sarà il pastore di Israele.
24 Il mio servo Davide sarà su di loro e non vi sarà che un unico pastore per tutti; seguiranno i miei comandamenti, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. 25 Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, attraverso i secoli; Davide mio servo sarà loro re per sempre.(Ez 37,24-26).
Qui non si parla più di dinastia davidica, e la speranza messianica comincia a trasformarsi. Questo primo passo va dal discendente di Davide ad un Davide ideale non necessariamente discendente di quello storico.
Un altro tipo di messianismo seppe poi presentarsi in Israele nel tempo in cui i cuori degli uomini erano agitati dalla speranza che l’era messianica fosse sul punto di instaurarsi e che Dio stava per generare un personaggio che sarebbe stato suo strumento.
Gli indizi di questo si hanno nel periodo dei Maccabei e degli Asmonei, discendenti non della casa di Davide ma di quella di Levi, per cui si può parlare di messianismo levitico.
Le speranza del popolo erano concentrate su Simone fratello e successore di Giuda Maccabeo. Nel 142 a.C. Simone fu riconosciuto dal popolo:
41 che i Giudei e i sacerdoti avevano approvato che Simone fosse sempre loro condottiero e sommo sacerdote finché sorgesse un profeta fedele,(1 Mac 14,41).
Simone fu il primo dei Maccabei a ricoprire il ruolo di capo e sommo sacerdote e la fortuna del suo regno viene descritta in termini “messianici” in 1 Mac 14,8-ss.
8 spazzò via da essa le immondezze,
e nessuno gli si oppose.
In pace si diedero a coltivare la loro terra;
il suolo dava i suoi prodotti
e gli alberi della campagna i loro frutti. 9 I vecchi sedevano nelle piazze,
tutti s`interessavano al bene
i giovani indossavano splendide vesti
e armature di guerra. 10 Alle città fornì vettovaglie,
e le munì con mezzi di difesa;
così divenne celebre il suo nome
e la sua gloria fino all`estremità della terra. 11 Fece regnare sul paese la pace
e Israele gioì di grande letizia. 12 Ognuno sedeva sotto la sua vite
e sotto il suo fico
e nessuno incuteva loro timore. 13 Scomparve dal paese chi li avversava
e i re andarono in rovina in quei giorni. 14 Confortò tutti i derelitti nel suo popolo;
ricercò la legge ed eliminò ogni iniquo e maligno. 15 Diede splendore al tempio
e lo rifornì di tutti gli arredi.
Il potere futuro in Israele sarà quindi in mano alla dinasti di Levi e non a quella di Davide. La sua discendenza riceverà “grandezza e grande gloria” e Dio li renderà “grandi nei secoli”.
Andrea Buonaguidi