author: lonesheq76 @ 09:57
category: palestinesi contro palestinesi, palestinians against palestinian
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BRUXELLES — Fathi, che per una vita intera ha proclamato il diritto alla libertà della sua Palestina, è finito in cella per aver voluto schiacciare la libertà della figlia, perfino con il sangue. Lei, Dalan, voleva sposare Zakaria, il suo ragazzo marocchino (e l’ha sposato ieri), ma il padre aveva scelto un altro, un palestinese che riteneva più degno e che Dalan non aveva mai incontrato.
A Zakaria, il «suocero» mandava sul cellulare messaggi come questi: «Hai distrutto la vita di mia figlia. La vita è un dettato, il dizionario è il Corano». L’altro ieri è finita a colpi di pistola. E ora quella che sembrava solo una storiaccia di strada è diventata un caso politico- diplomatico che imbarazza la grande e civile comunità musulmana di Bruxelles: perché Fathi El Mohor, accusato di aver ordinato l’omicidio del futuro genero, è stato per anni il portavoce e il direttore vicario della Delegazione palestinese presso il Belgio e presso l’Unione Europea, non proprio un’ambasciata ma qualcosa di molto simile. Lo hanno arrestato come presunto mandante: sarebbe stato inviato da lui il giovane sicario che l’altra sera ha sparato tre pallottole contro il fidanzato sgradito, per essere poi arrestato poche ore più tardi.
Il sicario non aveva una mira da cecchino: un proiettile ha fratturato la mano di Zakaria, gli altri hanno colpito solo di striscio. Quasi un miracolo. E ieri a mezzogiorno, nel quartiere di Schaerbeek abitato in maggioranza da immigrati musulmani, è stato celebrato il matrimonio, con lo sposo ben fasciato: sotto l’occhio della polizia e fra strette misure di sicurezza, perché la questione ha riattizzato le tensioni interne alla comunità.
Tutta la storia è stata ricostruita da due tenaci cronisti di Le Soir, il principale quotidiano belga, che sono riusciti a penetrare la cortina del riserbo. E hanno portato alla luce alcuni risvolti sconcertanti. Per esempio, la denuncia fatta da Zakaria sugli influenti contatti del «suocero », che avrebbero spinto all’azione perfino il consolato del Marocco. Nel 2007, secondo il racconto del giovane, il console lo avrebbe convocato e gli avrebbe chiesto di brutto: «Perché, tu marocchino, ti vuoi prendere una palestinese con tante marocchine che ci sono qui a Bruxelles?». Non solo: disperato per le asserite intimidazioni del «suocero», che lo avrebbe anche ingiustamente (a suo dire) denunciato come immigrato illegale e spacciatore di droga, Zakaria si sarebbe rivolto al re e alcuni parlamentari.
Ma come sempre, non c'è una sola versione delle cose. E la versione che circola in alcuni ambienti vicini alla Delegazione palestinese è un po' differente. Rifuggendo dalle dichiarazioni ufficiali, dicono per esempio che Fathi era da almeno un anno in pensione, lontano da ogni frequentazione politica. E che era, ed è, un signore posato e colto, appassionato di libri e non di pistole, non certo un folle. Mentre Zakaria sarebbe un tipo opposto. Toccherà ora ai giudici, giudici belgi e cattolici, decidere chi ha ragione.
A Zakaria, il «suocero» mandava sul cellulare messaggi come questi: «Hai distrutto la vita di mia figlia. La vita è un dettato, il dizionario è il Corano». L’altro ieri è finita a colpi di pistola. E ora quella che sembrava solo una storiaccia di strada è diventata un caso politico- diplomatico che imbarazza la grande e civile comunità musulmana di Bruxelles: perché Fathi El Mohor, accusato di aver ordinato l’omicidio del futuro genero, è stato per anni il portavoce e il direttore vicario della Delegazione palestinese presso il Belgio e presso l’Unione Europea, non proprio un’ambasciata ma qualcosa di molto simile. Lo hanno arrestato come presunto mandante: sarebbe stato inviato da lui il giovane sicario che l’altra sera ha sparato tre pallottole contro il fidanzato sgradito, per essere poi arrestato poche ore più tardi.
Il sicario non aveva una mira da cecchino: un proiettile ha fratturato la mano di Zakaria, gli altri hanno colpito solo di striscio. Quasi un miracolo. E ieri a mezzogiorno, nel quartiere di Schaerbeek abitato in maggioranza da immigrati musulmani, è stato celebrato il matrimonio, con lo sposo ben fasciato: sotto l’occhio della polizia e fra strette misure di sicurezza, perché la questione ha riattizzato le tensioni interne alla comunità.
Tutta la storia è stata ricostruita da due tenaci cronisti di Le Soir, il principale quotidiano belga, che sono riusciti a penetrare la cortina del riserbo. E hanno portato alla luce alcuni risvolti sconcertanti. Per esempio, la denuncia fatta da Zakaria sugli influenti contatti del «suocero », che avrebbero spinto all’azione perfino il consolato del Marocco. Nel 2007, secondo il racconto del giovane, il console lo avrebbe convocato e gli avrebbe chiesto di brutto: «Perché, tu marocchino, ti vuoi prendere una palestinese con tante marocchine che ci sono qui a Bruxelles?». Non solo: disperato per le asserite intimidazioni del «suocero», che lo avrebbe anche ingiustamente (a suo dire) denunciato come immigrato illegale e spacciatore di droga, Zakaria si sarebbe rivolto al re e alcuni parlamentari.
Ma come sempre, non c'è una sola versione delle cose. E la versione che circola in alcuni ambienti vicini alla Delegazione palestinese è un po' differente. Rifuggendo dalle dichiarazioni ufficiali, dicono per esempio che Fathi era da almeno un anno in pensione, lontano da ogni frequentazione politica. E che era, ed è, un signore posato e colto, appassionato di libri e non di pistole, non certo un folle. Mentre Zakaria sarebbe un tipo opposto. Toccherà ora ai giudici, giudici belgi e cattolici, decidere chi ha ragione.