venerdì, 26 giugno 2009
author: lonesheq76 @ 09:57
category: palestinesi contro palestinesi, palestinians against palestinian
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BRUXELLES — Fathi, che per una vita intera ha procla­mato il diritto alla libertà del­la sua Palestina, è finito in cella per aver voluto schiac­ciare la libertà della figlia, perfino con il sangue. Lei, Dalan, voleva sposare Zaka­ria, il suo ragazzo marocchi­no (e l’ha sposato ieri), ma il padre aveva scelto un altro, un palestinese che riteneva più degno e che Dalan non aveva mai incontrato.
A Zakaria, il «suocero» mandava sul cellulare mes­saggi come questi: «Hai di­strutto la vita di mia figlia. La vita è un dettato, il dizio­nario è il Corano». L’altro ie­ri è finita a colpi di pistola. E ora quella che sembrava so­lo una storiaccia di strada è diventata un caso politi­co- diplomatico che imbaraz­za la grande e civile comuni­tà musulmana di Bruxelles: perché Fathi El Mohor, accu­sato di aver ordinato l’omici­dio del futuro genero, è sta­to per anni il portavoce e il direttore vicario della Dele­gazione palestinese presso il Belgio e presso l’Unione Eu­ropea, non proprio un’amba­sciata ma qualcosa di molto simile. Lo hanno arrestato come presunto mandante: sarebbe stato inviato da lui il giovane sicario che l’altra se­ra ha sparato tre pallottole contro il fidanzato sgradito, per essere poi arrestato po­che ore più tardi.
Il sicario non aveva una mira da cecchino: un proiet­tile ha fratturato la mano di Zakaria, gli altri hanno colpi­to solo di striscio. Quasi un miracolo. E ieri a mezzogior­no, nel quartiere di Schaer­beek abitato in maggioranza da immigrati musulmani, è stato celebrato il matrimo­nio, con lo sposo ben fascia­to: sotto l’occhio della poli­zia e fra strette misure di si­curezza, perché la questione ha riattizzato le tensioni in­terne alla comunità.
Tutta la storia è stata rico­struita da due tenaci cronisti di Le Soir, il principale quoti­diano belga, che sono riusci­ti a penetrare la cortina del riserbo. E hanno portato alla luce alcuni risvolti sconcer­tanti. Per esempio, la denun­cia fatta da Zakaria sugli in­fluenti contatti del «suoce­ro », che avrebbero spinto al­l’azione perfino il consolato del Marocco. Nel 2007, se­condo il racconto del giova­ne, il console lo avrebbe con­vocato e gli avrebbe chiesto di brutto: «Perché, tu maroc­chino, ti vuoi prendere una palestinese con tante maroc­chine che ci sono qui a Bru­xelles?». Non solo: disperato per le asserite intimidazioni del «suocero», che lo avrebbe anche ingiustamente (a suo dire) denunciato come im­migrato illegale e spacciato­re di droga, Zakaria si sareb­be rivolto al re e alcuni parla­mentari.
Ma come sempre, non c'è una sola versione delle cose. E la versione che circola in alcuni ambienti vicini alla Delegazione palestinese è un po' differente. Rifuggen­do dalle dichiarazioni uffi­ciali, dicono per esempio che Fathi era da almeno un anno in pensione, lontano da ogni frequentazione poli­tica. E che era, ed è, un si­gnore posato e colto, appas­sionato di libri e non di pi­stole, non certo un folle. Mentre Zakaria sarebbe un tipo opposto. Toccherà ora ai giudici, giudici belgi e cat­tolici, decidere chi ha ragio­ne.
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