L’adulterio è il reato maggiormente documentato dal materiale letterario e giuridico del vicino Oriente antico; tale abbondanza di fonti provenienti da regioni e periodi differenti evidenziano l’importanza di tale reato più che la frequenza. In tale contesto l’adulterio è quindi definito come l’unione volontaria tra una donna coniugata ed un uomo che non le è marito. Tale definizione evidenzia il carattere chiaramente femminile del reato, nel quale la donna è sempre considerata colpevole. L’amante è perseguito solo se è a conoscenza della condizione matrimoniale nella donna, in caso contrario è assolto.
In Israele, l’adulterio è considerato come uno dei reati maggiormente lesivi, paragonabile sia all’omicidio che al furto, in quanto l’infedeltà coniugale colpisce contemporaneamente interessi privati e pubblici, siano essi sacri o profani essendo un’offesa perpetrata contemporaneamente a danno del marito, della morale religiosa e dell’ordine pubblico. Il congiunto, che è la vittima diretta del tradimento della moglie subisce un evidente pregiudizio, e la dimensione religiosa è compromessa in quanto l’adulterio susciterebbe una reazione divina contro gli amanti. Questa visione è basata su alcuni passi veterotestamentari. Il passo biblico che narra l’ingresso di Abramo in Egitto ne è un esempio esplicito:
10 Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese11 Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: "Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. 12 Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. 13 Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te".14 Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente. 15 La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone. 16 Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. 17 Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi calamità, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. 18 Allora il faraone convocò Abram e gli disse: "Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? 19 Perché hai detto: E` mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vattene!". 20 Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.(Gn 12,10-20).
Il faraone credendo che Sara fosse la sorella di Abramo, aveva agito in buona fede quando la fece condurre nella sua casa, ma fu ugualmente punito dal Signore che allo stesso modo comparì in sogno minacciando Abimelech di morte se non avesse restituito Sara al suo sposo.
Ma Dio venne da Abimelech di notte, in sogno, e gli disse: "Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito". 4 Abimelech, che non si era ancora accostato a lei, disse: "Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente? 5 Non mi ha forse detto: E` mia sorella? E anche lei ha detto: E` mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo". 6 Gli rispose Dio nel sogno: "Anch`io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso che tu la toccassi. 7 Ora restituisci la donna di quest`uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi".(Gn 20,3-7).
Sempre sulla stessa linea è il legame di Davide con Betsabea, sposa di Uria, che testimonia il sacrilegio commesso; il signore infatti farà morire il bambino nato dall’illecita unione.
9 Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l`Hittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. 10 Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l`Hittita. 11 Così dice il Signore: Ecco io sto per suscitare contro di te la sventura dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce di questo sole; 12 poiché tu l`hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole". 13 Allora Davide disse a Natan: "Ho peccato contro il Signore!". Natan rispose a Davide: "Il Signore ha perdonato il tuo peccato; tu non morirai. 14 Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore (l`insulto sia sui nemici suoi), il figlio che ti è nato dovrà morire". Natan tornò a casa. 15 Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide ed esso si ammalò gravemente. 16 Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino e digiunò e rientrando passava la notte coricato per terra. 17 Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra; ma egli non volle e rifiutò di prendere cibo con loro. 18 Ora, il settimo giorno il bambino morì e i ministri di Davide temevano di fargli sapere che il bambino era morto, perché dicevano: "Ecco, quando il bambino era ancora vivo, noi gli abbiamo parlato e non ha ascoltato le nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Farà qualche atto insano!". 19 Ma Davide si accorse che i suoi ministri bisbigliavano fra di loro, comprese che il bambino era morto e disse ai suoi ministri: "E` morto il bambino?". Quelli risposero: "E` morto". 20 Allora Davide si alzò da terra, si lavò, si unse e cambiò le vesti; poi andò nella casa del Signore e vi si prostrò. Rientrato in casa, chiese che gli portassero il cibo e mangiò. 21 I suoi ministri gli dissero: "Che fai? Per il bambino ancora vivo hai digiunato e pianto e, ora che è morto, ti alzi e mangi!". 22 Egli rispose: "Quando il bambino era ancora vivo, digiunavo e piangevo, perché dicevo: Chi sa? Il Signore avrà forse pietà di me e il bambino resterà vivo. 23 Ma ora che egli è morto, perché digiunare? Posso io farlo ritornare? Io andrò da lui, ma lui non ritornerà da me!".(2Sam 12,9-23).
I profeti stessi utilizzano spesso l’immagine dell’adulterio in quanto assimilabile all’idolatria. Così Ezechiele compara Gerusalemme ad una infedele, annunziano la sua distruzione come rappresaglia dei propri tradimenti.
36 Così dice il Signore Dio: Per le tue ricchezze sperperate, per la tua nudità scoperta nelle prostituzioni con i tuoi amanti e con tutti i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che hai offerto a loro, 37 ecco, io adunerò da ogni parte tutti i tuoi amanti con i quali sei stata compiacente, coloro che hai amati insieme con coloro che hai odiati, e scoprirò di fronte a loro la tua nudità perché essi la vedano tutta. 38 Ti infliggerò la condanna delle adultere e delle sanguinarie e riverserò su di te furore e gelosia. 39 Ti abbandonerò nelle loro mani e distruggeranno i tuoi postriboli, demoliranno le tue alture; ti spoglieranno delle tue vesti e ti toglieranno i tuoi splendidi ornamenti: ti lasceranno scoperta e nuda.(Ez 16,36-39).
L’adulterio infine arreca danno anche alla società laica, in quanto indebolisce l’istituto del matrimonio e danneggia la famiglia. La riprovazione religiosa è quindi affiancata da una severa repressione penale tramite la quale il legislatore interviene per determinare le sanzioni applicabili e per stabilire le prerogative del marito tradito. In questo senso risulta difficile inquadrare l’adulterio come reato privato o pubblico in quanto le due nozioni tendono a confondersi.
Nell’ambito dei reati mesopotamici si attribuisce a questo reato una valenza privata per cui il marito ha il diritto univoco di perdonare o uccidere la moglie. Al contrario il marito israelita, non può usufruire delle medesime prerogative in quanto l’infedeltà coniugale, rappresenta per Israele un crimine unicamente possibile di morte per entrambi gli amanti senza attenuazioni o remissioni di colpa. Nel mondo veterotestamentario, questo delitto offendendo anche Dio richiederebbe obbligatoriamente la pena capitale. In questo caso si ha quindi una enorme differenza tra i due sistemi giuridici.
Questa analisi però può essere contestata richiamando il passo di Proverbi 6, 32-35
Ma l`adultero è privo di senno;
solo chi vuole rovinare se stesso agisce così.
33 Incontrerà percosse e disonore,
la sua vergogna non sarà cancellata,
34 poiché la gelosia accende lo sdegno del marito,
che non avrà pietà nel giorno della vendetta;
35 non vorrà accettare alcun compenso,
rifiuterà ogni dono, anche se grande.
In questo contesto sembrerebbe che l’esecuzione dei colpevoli dipenderebbe solo da una decisione del marito tradito, quindi si potrebbe benissimo affermare che, il fatto che le scritture non affrontino il tema del perdono da parte del marito non voglia dire che questo fosse giuridicamente rilevante. Il perdono sarebbe quindi sottinteso nelle norme del Levitico e del Deuteronomio riguardanti l’adulterio. Le prerogative del marito potrebbero essere state volontariamente omesse dal legislatore che si sarebbe interessato esclusivamente ad incriminare l’evento ed a prescriverne la sanzione.
Alcune analisi filologiche del passo di Lv 20,10
“Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte”
propongono la traduzione dall’originale ebraico in: “potranno esser messi a morte” secondo la decisione dell’offeso. La sanzione sarà quindi conseguenza della decisone del marito di perdonare la moglie e rilasciare l’amante. Questa ipotesi permetterebbe quindi di riconoscere il carattere privato del reato d’adulterio equiparandolo quindi alla legislazione mesopotamica.
Analizziamo adesso lo status giuridico di una donna passibile di accusa.
Nell’antico testamento sembrerebbe non esserci differenza fra donna sposata e donna fidanzata. In Dt 22,23-24 si incriminano espressamente i rapporti sessuali di una donna vergine fidanzata; il prezzo nuziale versato al padre della futura sposa rende l’unione conoscibile ai terzi, sebbene tale unione non sia ancora perfetta. Allo stesso modo nei versetti precedenti (Dt 22,13-21) ci si riferisce ad un rapporto attuatosi tra il fidanzamento ed il matrimonio. In Tale contesto la deflorazione ad opera di un uomo diverso dal marito è assimilata all’infedeltà coniugale e quindi possibile di lapidazione.
Dove non vi è alcun dubbio sulla condanna biblica delle relazioni prematrimoniali equiparate a quelle extraconiugali è in Lv 19,20-22:
20 Se un uomo ha rapporti con donna che sia una schiava sposata ad altro uomo, ma non riscattata o affrancata, saranno tutti e due puniti; ma non messi a morte, perché essa non è libera. 21 L`uomo condurrà al Signore, all`ingresso della tenda del convegno, in sacrificio di riparazione, un ariete; 22 con questo ariete il sacerdote farà per lui il rito espiatorio davanti al Signore per il peccato da lui commesso; il peccato commesso gli sarà perdonato.
Questo passo incrimina i rapporti sessuali consumati fra un uomo ed una schiava destinata ad un altro uomo, al momento dei fatti la schiava non è né libera né riscattata, per questo secondo l’interpretazione tradizionale il passo vieta le relazioni tra un uomo ed una schiava destinata ad un terzo, che la riserva ad un suo dipendente, ma che non la ha tuttavia completamente acquistata. Ci sono quindi quattro persone interessate al caso: la schiava, l’uomo al quale è destinata, l’acquirente ed il venditore. Il reato, che viene commesso prima del pagamento completo, lascia inalterate le prerogative dell’acquirente, senza costituire un vero adulterio, poiché da una parte lo status matrimoniale della schiva non si è completamente realizzato, e dall’altro si trova in una condizione servile. Questo può spiegare la deroga espressa al diritto ordinario per cui non è prevista la messa a morte dei concubini.
Dal libro del Deuteonomio evince inoltre l’esistenza di una presunzione di consenso basata sul luogo di commissione del reato.
23 Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, 24 condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l`uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te. 25 Ma se l`uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza pecca con lei, allora dovrà morire soltanto l`uomo che ha peccato con lei; 26 ma non farai nulla alla fanciulla. Nella fanciulla non c`è colpa degna di morte: come quando un uomo assale il suo prossimo e l`uccide, così è in questo caso, 27 perché egli l`ha incontrata per i campi: la fanciulla fidanzata ha potuto gridare, ma non c`era nessuno per venirle in aiuto.(Dt 22,23-27)
E’ evidente la distinzione tra luogo abitato e zona desertica, si può quindi presumere il consenso della donna se l’atto è avvenuto in città in quanto la donna “essendo in città non ha gridato” nel caso che la donna fosse assalita in campagna, l’uomo dovrebbe esser messo a morte in quanto la donna può aver gridato e non esser udita. Il non gridare di una donna equivale quindi ad una accettazione tacita dell’evento.
Nel caso dello stupro la prova più semplice ed immediata di accusare i due amanti è la scoperta del reato in flagrante:
22 Quando un uomo verrà colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l`uomo che ha peccato e la donna. Così toglierai il male da Israele.(Dt 22,22).
Vediamo adesso quali erano le pene per i colpevoli di adulterio.
In Deuteronomio 22,23-24,
Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, pecca con lei, 24 condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete così che muoiano: la fanciulla, perché essendo in città non ha gridato, e l`uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo. Così toglierai il male da te.
È prescritta la lapidazione per la donna ed il proprio amante, anche se si può ritenere che l’amante potesse riscattare se stesso qualora il marito offeso lo permetta. Il marito oltraggiato può quindi domandare l’esecuzione dell’amante della moglie oppure accettare un riscatto il cui ammontare equivale ad una vita umana come sembrerebbe attestato in alcune fonti ebraiche.
In Proverbi 6, 35 però si afferma che il congiunto:
“non vorrà accettare alcun compenso, rifiuterà ogni dono, anche se grande”.
Si può quindi pensare che il versamento di una grande somma di denaro fosse una pratica prevista.. In questo senso si possono vedere anche le disposizioni di Lv. 19, 20-22, già citate che escludono la pena capitale e prevedono un indennizzo.
L’infedeltà coniugale è quindi bollata con grande severità, ed il ripudio poteva esser considerato come una sanzione dell’infedeltà coniugale. Geremia afferma:
ha visto che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti suoi adultèri, consegnandole il documento del divorzio (Ger 3,8).
Gli altri testi sono meno espliciti, in ogni caso questi scritti sono probabilmente il riflesso di certe pratiche contemporanee ai redattori del Deuteronomio e del Levitico contro i quali i redattori sacri hanno voluto lottare. Non è nemmeno sicuro che , nel caso di relazioni extra-coniugali il ripudio e la pubblica umiliazione fossero pene più frequenti della morte. I poteri del marito sono delimitati dalla legge e l’attacco all’istituto matrimoniale portato dall’adulterio sfuma dietro a considerazioni d’ordine pubblico.
L’offeso, dunque uccide o fa uccidere la moglie, ma potrebbe anche perdonarla, il marito stesso non è soggetto ad alcun obbligo giuridico di fedeltà alla moglie, mentre quest’ultima è tenuta a non avere contatti sessuali con alcun uomo diverso dal marito. Come abbiamo visto la punizione in caso di adulterio commesso dalla moglie è la pena di morte per entrambi gli adulteri mentre nel caso di adulterio da parte della fidanzata, la pena prevista è la lapidazione alle porte della città.
Tale potere, di vita o di morte, non è però nella mani del capofamiglia bensì nella comunità, che si esprime attraverso gli anziani della città. L’adulterio viene quindi ad esser considerato come un’offesa contro la divinità che deve esser punita con la morte. Da un punto di vista procedurale si può pensare all’esistenza di una corte giudicante
8 Quando in una causa ti sarà troppo difficile decidere tra assassinio e assassinio, tra diritto e diritto, tra percossa e percossa, in cose su cui si litiga nelle tue città, ti alzerai e salirai al luogo che il Signore tuo Dio avrà scelto; 9 andrai dai sacerdoti e dal giudice in carica a quel tempo; li consulterai ed essi ti indicheranno la sentenza da pronunciare; 10 tu agirai in base a quello che essi ti indicheranno nel luogo che il Signore avrà scelto e avrai cura di fare quanto ti avranno insegnato. 11 Agirai in base alla legge che essi ti avranno insegnato e alla sentenza che ti avranno indicato; non devierai da quello che ti avranno esposto, né a destra, né a sinistra.(Dt 17,8-11)
In assenza di prove evidenti e testimoni oculari, nel caso che ilo marito sospetti l’adulterio della moglie essa dovrà esser sottoposta ad una specie di ordalia della gelosia, o della acque amare, descritta in Nm 5,12-31.
La prassi stessa davanti ai giudici rendeva a scoraggiare l’adulterio, la donna veniva infatti giudicata in pubblico, dopo esser stata denudata. Alla base della prassi veterotestamentaria, relativa all’adulterio risiede la concezione patrimoniale della moglie; il diritto ebraico si distacca quindi dai paesi limitrofi a motivo di una spiccata e forte interpretazione religioso-morale.
Andrea Buonaguidi