mercoledì, 13 dicembre 2006
author: lonesheq76 @ 18:56
category: gli sparacazzate dellanno
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L’oscar per l’ipocrisia a tutte le testate arabe scandalizzate per le vignette su Maometto ma non per quelle antisemite dei loro giornali. Ogni anno l’esilarante cerimonia della consegna ideale dei premi per la disonestà intellettuale alle varie testate giornalistiche, che hanno fatto della verità dei fatti un optional, si ripete. E anche quest’anno il “Dishonest reporter of the year award” riserva tante simpatiche sorprese per i mentitori di professione. Svergognati sul web anche per via podcast. Si va dalle foto taroccate dei bombardamenti di Beirut pubblicate dal New York Times e da Time Magazine alle vittime dei bombardamenti americani e israeliani che si mettono in posa in dieci località diverse come è accaduto al National Post, alle immagini costruite come in un set dalla Bbc dove si vede un ragazzino libanese in posa vicino a un ordigno inesploso quasi più grande di lui, ai fotografati, sempre dal New York Times, morti che poi resuscitano in altre foto, alle ignobili vignette antisemite appannaggio non più solo di alcune testate arabe di regime o vicine ai fondamentalisti della setta dei Fratelli Musulmani, ma anche del leftist britannico “The Guardian”. Che fa concorrenza alla malafede di giornali come “Liberazione” o “Il Manifesto” a proposito di notizie sul conflitto mediorientale.

Se si può fare un appunto a questo monitoraggio che premia i più disonesti intellettualmente e giornalisticamente nel mondo, è quello della mancanza delle doverose citazioni che riguardano il nostro Paese. Quelli di “honest reporting” potrebbero farsi un giretto al giorno sul sito informazionecorretta.it di Angelo Pezzana e troverebbero pane per i propri denti. Particolarmente sarcastico il premio “Simphaty for the devil”, che cita un omonimo titolo di una grande canzone di successo dei Rolling Stones, assegnato quest’anno alla rete televisiva Cbc, rea di avere mandato in onda un’intervista in ginocchio ai familiari di Samir Kuntar, terrorista libanese della grande famiglia degli Hezbollah, personaggio che in un certo momento pareva che potesse essere scambiato insieme ad altri con i tre soldati israeliani rapiti dal Partito di Dio. Nell’intervista i familiari del terrorista si lamentavano tanto che il padre fosse in prigione ma nessuno spiegava perché. Poi dopo la protesta della signora Smadar Haran Kaiser, che si vide trucidare la propria famiglia per mano del Kuntar in questione, si decise a trasmettere anche un’intervista alle vittime dirette del terrorismo.

Premiato come “Canard of the year”, cioè sparacazzate dell’anno, il tanto osannato in Italia Robert Fisk, editorialista anche su “Repubblica” e profeta dei no global pacifisti. Fisk è quello che ha parlato, per primo e senza prove, su “The Independent”, delle bombe all’uranio impoverito usate da Israele nel Libano. Ma lo ha fatto senza tenere conto che i test fatti dalle Nazioni Unite erano risultati negativi. Per la cronaca in Italia gli è andato dietro Maurizio Torrealta di RaiNews24, i cui filmati sono gettonatissimi ai convegni anti-israeliani di Infopalestina che si fanno in sale di proprietà del Senato, il tutto tentando di escludere giornalisti scomodi. Una menzione particolare il premio inventato da “HonestReporting” l’ha dedicata a tutti i direttori dei giornali arabi che hanno montato l’indignazione di repertorio per le vignette danesi su Maometto. E’ un ideale oscar all’ipocrisia: questa gente si scandalizza solo se sente insultata la propria religione, ma nei giornali in questione si calpesta con vignette antisemite e anticristiane quasi ogni giorno la fede degli altri.
  DA L'OPINIONE
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