martedì, 02 gennaio 2007
author: lonesheq76 @ 18:13
category: cristaos novos portugal, the processing of jewish identit
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La trasformazione dell'identità; da Ebrei a Cristaos Novos nel Portogallo del 1400.

     La presenza ebraica in Portogallo è marcata da periodi di luce ed ombre, si parla di primi nuclei ebraici a partire dal VI sec. A.C. molto prima della formazione del regno portoghese che avverrà sotto il comando del Re  D. Afonso Henrique nel XII sec., sempre in questo periodo sorgono le prime comunità ebraiche a Lisbona, Oporto (Porto), Santarem e Beja.

Sotto tale sovrano gli ebrei vivono momenti di tranquillità e prosperità in un sistema comunitario autonomo nel quale il Rabbino capo (Grao-rabino) veniva indicato dal Re; proprio sotto D. Afonso Henrique il Gran rabbino Yahia Ben Yahia venne scelto come ministro delle finanze del regno e responsabile della raccolta delle imposte, questa tradizione verrà in seguito riproposta dal Re Don Dinis sesto monarca, (1279-1325) e dal Re D. Fernando I nono monarca, (1367-1383).([1]) 

        Probabilmente in nessuna altra parte d'Europa il potere pubblico, manifestato nelle leggi  e nelgi atti amministrativi, favorì così tanto gli ebrei come in Portogallo, nonostante in questi atti si mantenesse, con maggior o minor rigore, l'idea di inferiorità rispetto al Cristianesimo. Considerati come una nazione a parte gli ebrei portoghesi erano sottoposti ad un diritto pubblico e civile speciali.

La giurisprudenza allora in vigore che li riguardava era contenuta nelle Ordenaçoes Afonsinas, una collezione di leggi promosse dal Re D. Joao I (1383-1433) continuate dal Re Don Duarte (1433-1438)e terminate dal Re Afonso V (1438-1481).

            Gli ebrei vivevano nelle città all'interno di quartieri appartati conosciuti col nome di judarias o judiarias, sorretti da giudici municipali privati chiamati arrabis e da altri ufficiali ebrei.

 Nel vertice più alto di questa magistratura c'era l'arrabi-mor, alto funzionario della corona e magistrato del Re, grazie al quale gli affari e i problemi degli ebrei potevano arrivare fino al sovrano. Alcune leggi permettevano loro certe libertà soprattutto in campo religioso che erano l’espressione di un’ampia tolleranza. Agli ebrei era consentito praticare la loro religione, celebrare il culto nelle loro  sinagogas e regolarsi nei rapporti in base ad un diritto sancito dai loro tradizionali usi e costumi.(2)  Infine la bolla papale Quamvis perfidiam  ricevuta dal Papa Clemente VI nel 1348 , presentate al Re Don Joao I fu confermata e garantita fin nei minimi particolari dal sovrano stesso.

            Discreti margini di libertà come abbiamo visto, ma anche ristrettivi provvedimenti affinché gli ebrei non abusassero di tali protezioni e libertà per tentare di convertire o contaminare le idee religiose del popolo. Sempre nelle Ordenaçoes Afonsinas fra l’altro veniva infatti prescritto che

le cause civili fra Ebrei e Cristiani fossero regolate dai tribunali del Re e nelle prove testimoniali esisteva una  differenza particolare, e cioè che mentre il Cristiano poteva usare a suo favore esclusivamente testimoni della sua stessa religione, l’ebreo non poteva avvalersi di questo diritto. Oppure: per qualsiasi tipo di contratto fra due o più persone sia entrambi Giudei, sia fra un Giudeo e un Cristiano si doveva usare sempre e obbligatoriamente la lingua ladina-cristenga cioè il Portoghese. Nelle cause riguardanti il prestito di moneta gli ebrei erano sempre chiamati a dimostrare che il Cristiano fosse debitore nei loro confronti di certe somme di denaro indifferentemente dal fatto che quest’ultimo confessasse il debito, e la legislazione portoghese era piena di leggi preventive contro l’usura alla quale gli ebrei erano molto predisposti. Non era loro permesso entrare soli in casa di donne cristiane vedove o  nubili, né nelle case di donne con marito assente a patto che non fosse per motivi medici, chirurgici, o di riparazioni meccaniche, non potevano accudire bambini cristiani ed erano obbligati a portare sopra i vestiti una stella gialla a sei punte cucita con i vestiti e era loro proibito usare vestiti sfarzosi o portare armi.

Alla fine del giorno due sentinelle regie, si situavano all’entrata della judiaria e nessuno poteva uscire né alle donne cristiane era permesso entrare nei negozi di ebrei non accompagnate.

Nelle leggi sulla proprietà venivano evidentemente discriminati, per esempio la legge di prelazione per l’acquisto di beni appartenenti a progenitori non era applicata agli ebrei, e certe facilitazioni fiscali  per i commercianti erano destinate solo ai Cristiani, in fine erano soggetti a una tassa speciale aggiuntiva oltre ai tributi normali.    Non era permesso loro diseredare un figlio che accettasse il Cristianesimo, ed era un suo diritto ricevere la sua parte di eredità sia materna che paterna. Nel caso in cui i due genitori fossero morti tale figlio se unico aveva diritto ai due terzi di tutti i beni sia mobili che immobili dei genitori, a discapito degli altri parenti, in aggiunta il figlio convertito veniva esonerato dal pagamento di ogni tassa specifica della sua ex razza, legge questa molto efficace per promuovere una formale e mendace conversione.

In ogni modo, nonostante la protezione che veniva offerta ai Giudei o forse proprio a causa di questo tipo di attenzioni particolari, l’odio del popolo contro di loro cresceva sempre più, appoggiato e attizzato spesso, come vedremo, dal clero comune che sobillava i fedeli con omelie feroci, e incitanti al disprezzo verso quella razza marchiata a vita da una stella gialla tatuata sui vestiti.

Negli scantinati dell’antagonismo religioso si covava l’odio verso gli Ebrei, creando pregiudizi e inventando falsità, si accusavano di voler sobillare il potere statale, di voler avvelenare i Cristiani mettendo polveri particolari nei pozzi, di falsificare e contrabbandare monete false, o di essere gli amanti di donne cristiane infedeli.

 

Nel 1449 Lisbona fu il palcoscenico di una unione popolare contro  gli abitanti della judiaria grande.

Un gruppo di contadini della città insultarono e maltrattarono alcuni giudei, “por travessura”(3) (con malignità), probabilmente lo scherzo fu molto più esagerato di quello che si potrebbe immaginare, tanto è che il gruppo di offesi ricorse al magistrato che ritenne i contadini colpevoli di fronte alla giustizia e li fece pubblicamente arrestare. Ciò fu sufficiente per scatenare una reazione popolare che diede inizio a una rivolta, alimentata dagli istinti feroci e vili di gentaglia e non, che con armi, spade e bastoni entrarono nella judiaria  al grido alto e feroce di “Matallos e Rouballos” che ben rappresentava la vera causa di tanto odio. Molti ebrei tentando di difendersi furono uccisi e la carneficina sarebbe continuata se il Conte di Monsanto con il suo piccolo esercito personale non fosse accorso sul luogo del conflitto a sedare la rivolta. Il re Afonso V fu immediatamente avvisato e da Evora partì per Lisbona, dove appena arrivato fece catturare i responsabili degli omicidi a li condannò a una pubblica  pena di morte.

Come conseguenza a questa decisione, nell’attesa che giustizia fosse compiuta il popolo si rivoltò addirittura contro il proprio re e con una violenza tale che Alfonso V comprese che se avesse veramente fatto giustiziare i colpevoli, altre insurrezioni si sarebbero manifestate e questa volta contro la sua autorità, e affermò che:

 

“o dicto maleficio em si seer tan maoo e cousa que nunca foy em nossos regnos aconteçida”  e i suoi autori furono  gente refeçe e de tan  baixa condiçom”(4).

 

Pertanto, date le proteste feroci ed il rischio di nuove rivolte, il Re sospese l’applicazione della pena, cercando di sminuire così  la prima insurrezione popolare antigiudaica del XV° secolo portoghese.

Di fatto fu proprio il ceto popolare di più basse condizioni sociali a commettere tale atto, questo odio nascente non attecchiva solo nell’animo della plebe, ma anche nella mentalità del  clero e di quel ceto intermedio  invidioso delle ricchezze giudaiche.

            Ci resta una lettera scritta al re Afonso V da un certo prete di S.Marcos, nella quale e’ evidente l’odio contro gli  ebrei  in cui si manifestano le cause economiche che lo generano:

            “agora senhor, com a cobiça de obter maior rendimento acha-se a cristandade submetida a jurisdaçao judaica, e os estranhos ao pais levam a sustançia das marcadorias do vosso reino, ao passo que  os mercadores nacionais parecem de miséria. A isto quisiera eu que vossa senhoria desse remédio, como tanta vezes lhe tem sido requerido; que mais honra e proveito vos resultarà de serem os vossos naturais ricos do que de o serem os estranhos, que dao perda e nao lucro ao pais”(5).

 

E’ evidente, come l’odio nei confronti dei mercanti ebrei considerati stranieri sia generato proprio da quella voglia di situarsi nei loro posti di controllo del mercato economico.

            Un valido aiuto per ricostruire il processo che portava l’antigiudaismo ad acquisire sempre maggiore intensità  possono darcelo gli atti dei vari parlamenti (cortes) convocati nella seconda metà del XV secolo e le richieste delle comunità ebraiche verso il sovrano reggente.

            Le comunità, coscienti del fatto che nello stesso anno in cui ci fu l’assalto alla Judiarias Lisboneta, nel centro della Spagna a Toledo era avvenuta un’altra manifestazione violenta contro i conversos spagnoli, e respirando l’aria di pericolo che aleggiava nella penisola iberica, corsero ai ripari chiedendo nel 1463  la conferma e la pubblicazione di alcune bolle papali che proteggevano la libertà di culto, di circolazione, e la libera convivenza dei giudei e dei loro beni con i cristiani (6).

            Nelle cortes del 1472 mercanti e commercianti contestavano sia la politica economica monopolistica della corona sia il fatto  che gli ebrei  alleati a mercanti stranieri dominassero la scena. Il monopolio del commercio di zucchero e di miele per esempio era, tramite concessione regia, nelle mani di una società genovese con partecipazione di giudei che trasportava i prodotti provenienti dalla isole Azzorre direttamente nei Paesi Bassi, senza passare da Lisbona (7).

L’importazione di tessuti e altre mercanzie provocavano ugualmente proteste nell’ambiente cristiano, in quanto tale commercio era  appannaggio di una società che raggruppava  esclusivamente le più forti famiglie ebree di Lisbona.

L’aumento degli ebrei che si dedicavano al commercio marittimo portò, sempre nelle Cortes del 1472, a una forte contestazione basata sul fatto che  corsari e pirati che in quei tempi imperversavano nei mari portoghesi, nel Mediterraneo e nel nord Europa non rispettavano assolutamente le loro mercanzie e quindi nemmeno quelle cristiane che spesso venivano trasportate  sulle  stesse  navi.  Per  questo  a  Don  Afonso  V fu chiesto che “quelli” non potessero,

“carreguar per maar suas mercadorias nem meter parte em algùsoutros partidos com cristaaos que ajam de carreguar e emviar algùas mercadorias e usar de seus tratos de mar “(8).

            A Braga un certo Frei Paulo, un converso, fu accusato di obbligare gli ebrei ad ascoltare  i suoi sermoni con i quali provocava:

“leuantos e onyoees contra os judeus desa comarqua''(9).

 In questi sermoni inoltre, lanciava anatemi contro i cristiani che convivevano con quella minoranza  e soprattutto contro quelli che non assistevano alle sue prediche.

            Sarà però nei parlamenti del 1481 e 1482 che l’irritazione popolare si manifesta con caratteristiche sempre più minacciose. Nelle frasi dei delegati popolari alle cortes si manifesta la palpitazione, l’odio e l’indignazione contro os judeus colpevoli anche di appartenere alle classi alte di una società.

         Vemos os judeus feitos cavaleiros, montados em cavalos e muares ricamente ajazados, e eles vestidos com lobas e capuzes finos, joboes de seda, espadas douradas e toucas de rebuço, de modo que e’ impossivel conhecer a que raça partencem. Entram por isso nas igrejas e escarnecem do santo sacramento,ajuntando-se criminosamente com os cristaos, e perpetram grandes pecados contra a fè catòlica. Nascem desta dissoluçao profundas erros e culpas horrendas, que danam os corpos e as almas. O pior do males è andarem sem divisa, e fazem-no por serem rendeiros de fazenda pùblica, por atormentarem os cristàos e por se terem feito senhores onde, naturalmente, sào servos(10).

            Dopo l’indignazione nei confronti del loro modo di vestirsi e di atteggiarsi, i delegati popolari proseguono nell’arringa contro gli ebrei che “si sono fatti signori là dove sono solo dei servi” con  maldicenze e pregiudizi, creando allarme per il pericolo delle “loro perversioni sessuali”.

Grandes males resultam, senhor da desemvoltura des judeus alfaiates, sapateiros e oficiais de outros oficios, que, ficando sòs nas casas dos lavradores com suas mulheres e filhas, enquanto eles vao tratar do lavor nos campos, cometem estupros e adultérios ”(11).

A partire dal 1484 l’insicurezza generale era ben visibile, l’immigrazione dei conversos spagnoli senza né radici, né casa, né lavoro, provenienti dalla Castiglia, tacciati di eresia aggraverà la situazione.  Analizzando la corrispondenza fra i consigli cittadini delle tre città più importanti del regno, Evora, Lisbona e Porto vediamo crescere l’antigiudaismo popolare alimentato sia dall’odio verso gli ebrei sia, e soprattutto, da quello contro i conversos . Questa aggressività dei portoghesi si nutriva fra l'altro del clima di insicurezza fisica e psichica derivante dall’esplodere di alcuni  focolai di epidemie attribuiti sia all’entrata dei conversos castigliani, sia alla credenza  popolare di un castigo divino per aver peccato contro la dottrina di Cristo.

            In un documento regio composto a Montemor, una località non troppo distante da Coimbra, datato 5 gennaio 1484 leggiamo:

porque nosso senhor pirmite de o trabalho da pestelença andar em essa cidade tanto tempo ha, he por em ella aver alguùs taees pecados e cousas fectas contra seu serviço “(12).

         Fu soprattutto l’arrivo dei primi conversos dalla Castiglia, collegato alla scoperta di pratiche giudaizzanti di questi ultimi a alimentare l’instabilità mentre nella vicina Spagna, in seguito alla bolla papale “Exigit sincerae devotionis affectus” firmata dal Papa Sisto IV il primo di novembre dell’anno 1478 con la quale si introduceva una nuova inquisizione, veniva annunciato:

“que seria necessario arder hasta que seam desgastados y muertos todos los que judayzaron“(13).

 

            Nonostante D. Joao II cercasse di evitare ogni tentativo di unione contro i conversos immigrati e conseguentemente anche contro gli ebrei che in Portogallo già risiedevano, non mancò di affermare il rigore della legge contro coloro che, ricevuto a suo tempo il battesimo in Spagna, continuavano a compiere pratiche giudaiche. Perciò nell’agosto 1484 il sovrano parlando al consiglio di Lisbona si pronuncerà così:

            E asi vos  encomendamos que se por alguù modo poderes con verdade saber que estes confessos ou alguù deles nam vivem como fiees christaàos e na reallidade ou cerimonya vaào contra a fe do noso senhor Jesu Christo dee hordem com as justiças desa çidade a que pertemçe de lhe nam seer comsentido a se proceder contra elles segundo se per direito deve fazer porque nossa temçom ha sse herrarem contra a fe fazer sse delles compridamente justiça(14).

            E’ interessante notare in queste affermazioni del re come lui stesso puntualizzi due aspetti particolari: la certezza che deve esserci nella denuncia di pratiche giudaiche dei conversos (confessos) e il fatto che, in tale caso, essi debbano essere consegnati ai magistrati  della città che hanno l’autorizzazione per processarli.

             

Il 2 ottobre 1488 il sovrano deciderà che i nuovi conversos castigliani non possano entrare nel regno, altrimenti verranno consegnati agli ufficiali della giustizia spagnola e negli ultimi giorni di tale mese autorizzerà l’uscita dal regno verso la Francia, l’Inghilterra, le Fiandre e verso la Germania di tutti i conversos che non fossero sospettati di pratiche giudaiche(15).

 

Analizzando questa caotica situazione possiamo vedere come l’arrivo dei conversos spagnoli creò non pochi problemi al re, che adesso doveva confrontarsi all’interno del suo regno  con cristiani, ebrei e ebrei convertiti al cristianesimo ma sospettati di essere ancora giudei nell’intimo della propria casa. D. Joao II voleva certamente evitare che il Portogallo si trasformasse in una seconda Castiglia e per evitare una imponente esplosione di odio antigiudaico optò per lasciar uscire dal regno i conversos proibendogli solamente di andare in Spagna.

Ad Evora nel 1487 il virus della peste scoppia nella Judiaria e le autorità cittadine  ordinano la chiusura delle porte del quartiere e proibiscono agli ebrei di uscire all’esterno. Questi ultimi si appellano al monarca denunciando l’inusuale disposizione del municipio, al che  D. Joao II ordina che siano chiuse a segnate solamente le porte delle abitazioni in cui la peste ha mietuto vittime e che il portone d’ingresso del quartiere venga riaperto  permettendo così agli ebrei di uscire e circolare liberamente per la città(16).

 

Il 31 marzo del 1492 i Re Cattolici spagnoli espulsero definitivamente gli ebrei dal loro territorio, la migrazione verso il Portogallo aumentò notevolmente accompagnata dall’esplosione di un nuovo focolaio di peste nella regione portoghese di Beira(17).

            La popolazione ebraica in terra lusitana era sicuramente numerosa, nonostante sia impossibile indicare una cifra precisa. Da un documento di un indennizzo del re Don Manuel del 1496 scopriamo che c’erano più di quaranta città importanti dove essi risiedevano, dal nord al sud, e dall’est all’ovest. Città di mare come Porto, Lisbona e Setubal, città di frontiera come Elvas e Guarda, città commerciali come Braga e Santarem, centri agricoli dell’interno come Beja e Celorico da Beira, città del nord come Guimaraes e del sud come Faro(18).

            Quando nel 1478 il re richiese un’enorme contributo al popolo per la difesa del regno, gli ebrei contribuirono con una quinta parte del totale, tale tassa speciale veniva calcolata come percentuale sulla rendita dei beni immobili(19) .

Anche accertare il numero degli ebrei entrati in Portogallo dalla Spagna e’ estremamente difficile. Abramo Zacuto, matematico e scrittore di un’opera intitolata Almanach Perpetuum nella quale si insegna la navigazione marina attraverso l’uso dell’astrolabio, fuggito dalla Spagna in seguito all’editto di espulsione parla di 120000 persone entrate quell’anno in Portogallo, altre fonti  riferiscono di circa 20000 famiglie, sono cifre che non si discostano eccessivamente(20).

            Gli ebrei in fuga dalla Spagna chiesero e ottennero il permesso, previo pagamento in moneta, di entrare in Portogallo. L’enorme estensione della frontiera e la facilità di transito  offriva loro un rapido e sicuro rifugio. Gli ebrei iberici del resto grazie alla vicinanza, alle parentele, alla vasta frequenza di contatti  e alla stessa affinità religiosa si ritenevano membri della stessa nazione e rami diversi dello stesso albero. La rapidità con cui dovettero abbandonare le terre di Fernando II e Isabella la Cattolica li spinse ad accettare decisamente quella soluzione. Andarsene in un paese dove potevano contare sull’aiuto dei fratelli di religione e, nonostante il clima di odio che aleggiava nell’aria portoghese, sulla protezione di un re che comunque  garantiva certi diritti civili e religiosi.      L’Africa del resto, talvolta, si rivelò una scelta infelice, sia  perché spesso durante il viaggio molti furono costretti a rientrare in Spagna sia perché i moros erano incapaci di concepire l’idea di una generosa accoglienza, grazie anche all’idea che una certa maldicenza propagava secondo la quale gli ebrei nascondevano oro e argento in polvere dentro lo stomaco.

L’idea del re D. Joao II era quella di autorizzare la residenza sul suolo portoghese ad un numero limitato di persone, l’equivalente di seicento case distribuite ad altrettante famiglie nelle città di Lisbona, Porto, Evora,  Coimbra  e ottenere grazie a loro  e  a quelli che avrebbero usato il Portogallo come un luogo di passaggio da cui partire verso altre destinazioni, sia una forte quantità di denaro necessaria per promuovere una guerra in Africa sia artigiani e meccanici esperti nella metallurgia(21).

Presentata dagli ebrei la richiesta di un permesso per entrare nel regno, si svolse a Sintra un consiglio risolutivo nel quale il re espose ampiamente l’affare, mostrando la risoluzione che avrebbe preso e spiegando come con quella somma avrebbero potuto finanziare una guerra contro gli arabi.     Alcuni membri del consiglio,  per seguire il re nella sua decisione, o perché compresero il possibile risvolto economico dell’affare o perché furono presi da un impulso di umanità, accettarono e controfirmarono la proposta reale, mentre altri si rifiutarono, denunciando la vergogna in cui sarebbe incappato il Portogallo se si fosse dimostrato più timido e morbido della Spagna in materia di fede e chiedendo che fosse negata l’entrata sul suolo portoghese, cosicché gli ebrei sarebbero stati costretti ad accettare la conversione o la morte. D. Joao II non era comunque un uomo dal carattere debole o facilmente influenzabile e alla fine riuscì a far promuovere la sua idea che permetteva l’ingresso degli  ebrei in fuga dalla Spagna dietro pagamento e a certe condizioni stabilite dal sovrano (22).  Le condizioni imposte dal re erano: il periodo di ingresso e di residenza nel regno non avrebbe dovuto oltrepassare otto mesi; ogni ebreo avrebbe dovuto pagare otto cruzados alla frontiera; le seicento famiglie più ricche e certi artigiani meccanici di provata capacità  avrebbero potuto risiedere nel regno dietro il pagamento di sessantamila cruzados.

 Il governo si sarebbe occupato di offrire agli ebrei in partenza navi e imbarcazioni per trasportarli

aonde quisessem, pagando as respectivas passagens (23).

Nell’Alentejo la città di Evora protestò pesantemente contro il fatto che il proprio quartiere ebraico non poteva ospitare tutti quegli ebrei in arrivo e che molti avrebbero dovuto risiedere nella parte cristiana della città. D.Joao II rispose che in ogni modo i giudei erano di passaggio e che presto se ne sarebbero andati e che la residenza in città sarebbe stata proibita agli stranieri di credo mosaico, soprattutto a quelli provenienti dal confine, che sicuramente si portavano dietro il virus della peste dalla Castiglia (24).

D.Joao II in una legge del 19 ottobre 1492 decise di offrire enormi privilegi a tutti coloro che accettassero la conversione (25).  Le due scelte quindi erano o la libertà come cristiani o la servitù come ebrei; a coloro che non accettarono la conversione furono sottratti i figli, e affidati a Alvaro de Caminha possidente di San Tomè. Fu questo il primo tentativo di battesimo forzato per i credenti nella legge mosaica, un’integrazione violenta di una minoranza(26), mentre gli altri si muovevano clandestinamente per il suolo portoghese accompagnati dai bacilli della peste tratta direttamente dalla Spagna, vagando fra campi e colline.

I contadini cristiani che li incontravano non mancavano di scagliare contro di loro la propria rabbia e il proprio odio, la loro voglia di riscatto e vendetta. Le seicento famiglie più ricche erano inarrivabili ai contadini e al popolo, che quindi si rifaceva sui poveri viandanti dal credo mosaico che vagavano inermi per i campi.

L’invito alla conversione in cambio della libertà e la sottrazione dei figli e il loro violento battesimo, furono misure straordinarie. I Reali di Castiglia speravano così di riavere indietro una parte di quegli ebrei cacciati utili all’industria, cosicché il 10 novembre emisero un documento che sanciva la possibilità di rientrare e risiedere in sicurezza in Castiglia per tutti coloro che ricevuto il battesimo in Portogallo decidessero di ritornare “in patria”(27).

L’incertezza, aggiunta alla paura e alle notizie che giungevano da chi era già salpato verso l’Africa sulle sevizie subite li convinse ad accettare a testa bassa la conversione e a ritornare in Castiglia(28).

Secondo Jeronimo Munzer, un famoso viaggiatore tedesco, D. Joao II ricevette forti pressioni dai Re Cattolici di Spagna perché emanasse anche lui un decreto di espulsione contro conversos e ebrei prima del natale 1496(29).  Non è dato provare se questa affermazione sia vera, anche perché Don Joao II morirà prima di tale data, in ogni caso se di verità si fosse trattato, il suo successore, il nuovo re D. Manuel la mise indubbiamente in pratica.

Gli ultimi giorni di malattia di D.Joao II furono un periodo di insicurezza generale per le comunas ebraiche. Soprattutto per quelle ad altissima densità di popolazione, dove l’instabilità fra cristiani ed ebrei era più accentuata. Judiarias di città come Porto, Evora e la stessa Lisbona vissero probabilmente momenti terribili preparandosi alla difesa contro i probabili attacchi della popolazione.

D. Manuel, il nuovo sovrano, cugino del re morto, promulgò come suo primo atto un editto che sanciva la libertà di tutti gli ebrei provenienti dalla Spagna che erano stati catturati o imprigionati o venduti e resi schiavi(30).

            Fu un atto di umanità e di giustizia, ma che irritò e danneggiò gli interessi di coloro che erano proprietari di tali schiavi, perché ricevuti in dono o comprati.

Tale atteggiamento di favore da parte del re non sarebbe durato a lungo, altri interessi più importanti occuparono la mente del sovrano, Don Manuel decise infatti di prendere come sposa la principessa Dona Maria prima figlia dei Re cattolici di Spagna. Sposandosi con lei il re vedeva la possibilità di riunire le due corone della penisola iberica in una sola testa.

Proposto l’affare alla corte di Castiglia i reali spagnoli accettarono ma a due condizioni: la prima era che Don Manuel si sarebbe dovuto impegnare nella guerra contro la Francia, che fu accettata per metà, ossia il re avrebbe inviato le proprie truppe sul suolo spagnolo solo in caso di attacco francese.  L’altra condizione era l’espulsione totale ed immediata di tutti gli ebrei condannati dall’inquisizione spagnola e rifugiatisi in Portogallo. I reali spagnoli misero in chiaro che non era possibile alcuna forma di trattativa.

Solo a queste condizioni la principessa Dona Isabella sarebbe entrata in Portogallo per convolare a nozze col nuovo sovrano(31).

In consiglio il re incontrò l'opposizione di alcuni consiglieri che cercarono di non far accettare al sovrano tale proposta, giustificando tale presa di posizione mettendo in evidenza il fatto che molte nazioni cattoliche consentivano la convivenza con gli ebrei e che il Papa stesso li lasciava vivere all’interno del suo stato. Fra l’altro, il fatto di vivere fra cristiani avrebbe potuto illuminarli alla vera luce della fede, cosa che non sarebbe potuta accadere se fossero emigrati verso i paesi africani.

La loro espulsione avrebbe arrecato al regno danni difficilmente rimediabili, ma il re che non si lasciò influenzare dalle opinioni altrui decise e di accettare la proposta spagnola(32).

 

In uno dei primi cinque giorni di dicembre del 1496 il re D. Manuel che, per scappare alla peste, risiedeva in quel periodo con la corte in una località chiamata Muge, ordinò la pubblicazione di un editto che sanciva, entro un periodo di dieci mesi, l’espulsione dal suolo portoghese di

        Judeus e Mouros que sao filhos da maldiçao (33).

 

Veniva loro concesso di portarsi via tutto ciò che era di loro proprietà. Il Re avrebbe facilitato il trasporto e tutto ciò che fosse loro necessario per andarsene dietro pagamento (34).

Firmata la legge cominciarono per D. Manuel tempi di incertezza e di contraddizioni. Nonostante il popolo fosse felice di quell’atto il sovrano cercò con tutti i mezzi di ostacolare l’espulsione degli ebrei. Era cosciente del fatto che l’espulsione avrebbe avuto come conseguenza la scomparsa dal suolo portoghese di imprenditori attivi e capaci, mercanti e ufficiali meccanici validi e insostituibili: tutto ciò si sarebbe ripercosso sull’economia nazionale e avrebbe fornito forza lavoro specializzata ad altri stati economicamente rivali.

Tutto ciò che accadde dopo la firma dell’editto mostra un D. Manuel fermamente convinto ad evitare che gli ebrei lasciassero il paese. Notiamo subito che il re concesse un termine di ben dieci mesi, a differenza dei quattro concessi dai re cattolici, in una Spagna molto estesa e con un numero di ebrei sicuramente maggiore.

Il 31 dicembre, il re ordinò che la licenza per imbarcare gli ebrei in partenza fosse concessa solo ai capitani di vascello di sua comprovata fiducia, e che questi chiedessero prima di salpare una speciale licenza al sovrano stesso (35). Ciò relegò la popolazione giudaica in una fase di attesa del permesso reale per la loro uscita.

 

            Nel periodo di Pasqua, intorno al 19 marzo del 1497, D. Manuel ordinò che tutti i figli di ebrei non convertiti con meno di 14 anni fossero ritirati ai loro genitori, battezzati a forza e dati in affidamento a famiglie cristiane(36) .

I cronisti del tempo raccontano in termini drammatici la sofferenza, il panico e la disperazione che riempivano l’aria che aleggiava  nelle judiarias. Figli uccisi dai propri genitori che preferirono questa soluzione piuttosto che veder portar via il sangue del proprio sangue

 

e ahos mismo judeus fez vsar tanta crueza esta mesma lei natural, que muitos delles mattaram hos filhos, afogandohos, e lançandohos em poços, e rios, e per outros modos querendo antes vellos acabar desta maneira, que nam apartalhos de sim, sem sperança, de hos nunca mais verè e pella mesma razao muitos delles se mattauam asim mesmos”(37).

 

Nonostante la legge reale obbligasse al battesimo solo i minori di quattordici anni, gli inviati reali in un eccesso di fanatismo obbediente non mancavano di prelevare dalle famiglie ebree, ragazzi e ragazze fino all’età di 20 anni (38).

Nel frattempo, il re decise che l’unico porto attraverso il quale gli ebrei potevano abbandonare il regno fosse quello di Lisbona, e lo stesso D.Manuel si occupò personalmente di assicurarsi che in tale porto non arrivassero mai le imbarcazioni sufficienti né che ci fossero le giuste condizioni per permetterne l’uscita43.

 Intanto stavano scadendo i dieci mesi utili per abbandonare il regno e i capi delle principali famiglie ebraiche richiesero al re che compisse i suoi doveri aiutandoli a partire.

Altri ebrei arrivarono a Lisbona dove, sempre grazie alla promessa del re, avrebbero trovato imbarcazioni e condizioni adeguate per abbandonare un regno che  aveva sequestrato i loro figli in nome di una superiorità divina a loro sconosciuta.

            A Lisbona si riunirono circa ventimila ebrei in una zona che si chiamava Estaus, Damiao de Gois cronista di D. Manuel ci racconta la sua versione dei fatti, dalle cronache del re;  scopriamo che, una volta raggruppati nella zona del porto i ventimila ebrei, un gruppo di frati accompagnati da altre persone entrarono negli edifici dove erano momentaneamente domiciliati e con la forza e la prepotenza riuscirono a battezzarli col rito di Santa Romana Chiesa.

e arrastandoos pellas pernas, outros pellas barbas e cabelos, dando lhes punhadas no rosto, e espancandoos, as ygrejas onde lhe deitarom a agua, os levarò( 44).

 

Una volta gettata acqua benedetta sulle loro teste, gli ebrei si convertivano automaticamente in cristiani. Pertanto, dopo il battesimo forzato si procedeva al taglio dei capelli e delle barbe, in un insieme di violenza, lotte e sopraffazioni.

            Purtroppo la scarsità delle fonti storiche su questi battesimi forzati non ci permette una cronaca più approfondita. Quello che è certo è che Don Manuel riuscì in pochissimi giorni a mettere fine alla storia degli ebrei in Portogallo, dando inizio a quella dei “Cristaos Novos” (cristiani nuovi).

Era l’inizio della bipolarità fra i buoni e i cattivi, fra i credenti per nascita e i futuri nuovi eretici.

Le cronache del re ci raccontano che solamente sette o otto “eroi” riuscirono a scappare raggiungendo l’Africa. la storia ha nascosto i loro nomi che non ci sono pervenuti, ultime tracce di una storia ebraica che viveva da secoli oramai in Portogallo (45). 


[1]) Joaquim Veríssimo Serrão, História de Portugal, Vol. 1, Estado, Pátria e Nação (1080-1415),

    2.ª ed., Lisbona, Verbo, 1978.

2) Ordenaçoes Afonsinas, Libro II titoli da 66 a 98, Biblioteca Nacional Lisbona,  Fundação Calouste Gulbenkian.

    2ª ed.,  Lisbona, 1998.

3) Biblioteca Nacional,  Rui de Pina, Chronica d’El Rey  D.Alfonso V, nella Colleçào de Livros Ineditos 

       de Historia Portuguesa, Lisbona, 1790, vol. 1, pp. 439-440; H. Baquero Moreno, O assalto à Judiaria

       grande de Lisboa em Dezembro de 1449, separato dalla, revista de Ciencias do Homen,,Univirsidade de 

       Lourenço vol. III.,1970.

4)   Arq..Hist. Cam. Municip.,  Livro 2° dos Reis D. Duarte e D. Afonso V,  doc. n.° 33, Lisbona;   H.Baquero

        Moreno,  Op. Cit., pp. 16 e 39-40.

5) Alexandre Herculano, Historia da origem e estabelecimento da Inquisiçao em Portugal, ed. Bertrand, 1975,  

         Lisbona, p.99.

6) Maria Josè Tavares, “Judaismo e Inquisiçao”, ed. Presença, Lisbona, 1897, p. 18.

7) Virginia Rau, “Uma familia de mercadores italianos em Portugal nos finais do seculo XV: os Lomellini”, in 

        Estudos de Història, Porto, 1969, p. 20; J. De Macedo, O açucar da Madeira nos fins do seculo XV. Problemas de 

        produçao e de comèrcio, Funchal, 1962. p. 26.

8) A.N.T.T. , Cortes, mazzo 2, n.° 14, fogli 97-98, Lisbona.

9) H.Baquero Moreno, As pregaçoes de mestre Paulo contra os  judeus bracarenses nos finais do seculo XV, Braga,  

        1976, pp. 8-12.

10) A.N.T.T. , Cortes del 1481 e 1482, capitoli: “Da dessoluçao dos judeus”, “Dos Estantes Estrangeiros” e “Dos 

        Judeus Aljababes, Lisbona.

11) Idem.

12) A.H.C.M., livro 2° de D.Joao II, foglio 13, Lisbona.

13)Andrès Bernaldez, Historia de los reyes Catolicos D. Fernando y D. Isabel. Cronica inedita del siglo XV,  

       Granada, 1856, vol. I, p. 104.

14)A.H.C.M., livro 1.° do Provimento da saùde, foglio.1, Lisbona;  Maria  Josè  Tavares, Os Judeus em Portugal no

       seculo XV, ed.U.N.L., Lisbona, 1982,  pp.42- 43.

15) Maria Josè Tavares, Op. Cit.,pp. 45-46.

16) Idem, p 49.

17) Antonio Josè Saraiva, A Inquisiçao Portuguesa, ed. Europa-America, Lisbona, 1956, p.12.

18)Biblioteca Nacional, documento pubblicato da Braamcamp Freire, Archivio Historico Portoghese, vol. II, p. 201 e 

       seguenti, Lisbona.

19) Idem.

20)  Maria Josè Tavares, Op. Cit., pp. 21-22.

21)A.N.T.T., “Extras“, foglio, 255 v.°; A Braamcamp Freire, “Cartas de  quitaçao de D.  Manuel”, in Arquivio 

       Historico Portuguez, Lisbona, 1905, vol III, p. 315.

22) Rui de Pina, Croniqua del Rey D.Joao II, ed.I.U.C., Coimbra, 1950, p. 186.

23) Idem.

24) Idem, p. 188.

25) Maria Josè Tavares, Op. Cit., p. 26.

26) J.Amador de los Rios, Historia social, politica y religiosa de los judios de Espana e Portugal, Editora Aguilar,

        Madrid, 1973, p.739

27) Maria Josè Tavares, Op. Cit., p. 27.

28) Samuel Usque, “Consolaçam e tribolaçoes de Israel “, Coimbra, 1908, libro III, pp. 28-29.

29) Jeronimo Muntzer, Viaje por Espana e portugal en los anos 1494 y 1945, trad. da Julio Puyol, in Boletin de la 

        Real Academia de Historia, Madrid, 1924, tomo 84, p.208.

30) Damiao de Gòis, Cronica do Felicissimo Rei D. Manuel, Coimbra,  1949, p.24.

31)Idem, pp. 29-30.

32)Idem, p.30.

33)Lucio de Azevedo, Historia dos Cristaos-Novos portugueses, Lisboa, 1921,  pp. 20-21.

34)Maria jose Tavares, Op. Cit., p. 28.

35)Idem, p. 30.

36) Damiao de Gòis, Op. Cit,  pp.  41-42. 

37) Idem, p.42.

38) Maria Jose tavares, Op. Cit., p. 35.

43) Damiano de Gois, Op. Cit,  pp. 42-43.

44) Samuel Usque, “Consolaçam e tribolaçoes de Israel “, Coimbra, 1908, libro III, p. 30.

45)Per la  cronaca degli avvenimenti si veda: Damiao de Gois, Op. Cit.,p.42; Alexandre Herculano, Historia do

       Origem e Estabeleçimento da Inquisiçao  em Portugal, , Bertrand, Lisbona, 1976, vol.1, p. 126; Garçia de Resende, 

       Cronica de Dom Joao II, INCM, Lisbona, 1973, p. 356; J. Mendes  dos Remedios, Os Judeus em portugal,

       Coimbra, 1895, pp. 298-300; Maria Josè Tavares, Judaismo e inquisiçao , EP, Lisbona 1987, pp. 33-35.

       Andrea Buonaguidi

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